Lo studio non basta

Enrico Aru, Collegio RUI di Roma
2/6/2026

Prima di trasferirmi a Roma, pensavo che sarebbe stato bello trovare qualcosa di più di un semplice affittacamere o uno studentato dove si torna solo per dormire. Cercavo un ambiente che non mi facesse adagiare: un acceleratore di crescita, un luogo dove lo studio fosse unito alla formazione umana. Ho scelto il Collegio perché speravo di trovare ragazzi ambiziosi, stimoli culturali continui e un contesto che mi spingesse oltre il mero superamento degli esami.

L'ingresso è stato travolgente.

Ricordo l'adrenalina dei primi giorni, il senso di spaesamento in una città immensa come Roma, ma soprattutto l'accoglienza dei ragazzi più grandi. Non c'era la freddezza che si può trovare in certi contesti universitari: c'era una sincera voglia di farti sentire a casa, di spiegarti le dinamiche del Collegio e di farti inserire subito. Le prime settimane sono volate tra chiacchierate serali e l'inizio delle lezioni. Avere al fianco ragazzi già navigati nel percorso universitario è stato di grande aiuto, non solo all'inizio ma lungo tutti questi anni.

La sfida più grande è stata la gestione del tempo. In Collegio hai sempre qualcuno con cui parlare, un'attività a cui partecipare, un incarico da svolgere o un seminario da seguire. Il rischio di trascurare lo studio c'è, ma la soluzione è nel confronto: con i residenti più anziani, con il tutor, con il direttore e con il coach personale. È stato proprio questo confronto a insegnarmi un metodo e una disciplina. Imparare a dire "no" e scegliere cosa si vuole davvero fare è parte integrante della formazione personale — ed è una lezione necessaria per vivere bene in un contesto come questo.

Scendere in aula studio alle 9:30 con una tazza di tè o caffè è quasi obbligatorio, ma farlo insieme a persone disposte ad aiutarti rende tutto meno faticoso e molto più bello. Anche la distanza da casa si è fatta sentire, ma il clima familiare e i pasti condivisi in sala da pranzo hanno fatto sì che il Collegio diventasse presto la mia seconda casa.

Dal punto di vista della crescita personale e accademica, vivere con ragazzi che studiano facoltà diverse dalla tua — dall'ingegnere al filosofo, dal medico al giurista — ti apre la mente. Tutto è stato molto formativo: ho imparato a lavorare in gruppo, a gestirlo da capo incarico, a ideare e portare a termine progetti, sviluppando quelle competenze trasversali che l'università teorica spesso tralascia.

Il valore più importante che porto con me è lo spirito di servizio. In Collegio impari che il tuo talento e il tuo studio non servono solo a fare carriera per te stesso, ma sono uno strumento per migliorare la società. L'amicizia che si respira qui è generosa: impari ad aiutare chi è in difficoltà con un esame, a fare la tua parte nelle piccole incombenze quotidiane, a non tirarti mai indietro quando c'è bisogno.

A chi sta valutando di fare domanda, dico solo questo: in Collegio ricevi moltissimo, ma ti viene richiesto altrettanto. Se sei disposto a metterti in gioco, a dedicare parte del tuo tempo alla comunità e a puntare in alto sia nello studio che nelle relazioni umane, fai subito domanda. Saranno anni intensi, formativi e divertenti.