Per andare lontano, bisogna andare lontano

C'è una frase che ho sentito per caso alla radio e che, da allora, mi accompagna spesso, soprattutto nei momenti di difficoltà: "If you want to go far, you have got to go far." All'inizio mi sembrava quasi ridondante, priva di un vero significato. Ma con il tempo ho capito quanto, invece, descriva perfettamente il percorso che ho scelto di intraprendere.
Mi chiamo Lavinia, frequento il terzo anno di Medicine and Surgery MedTech presso il Campus Bio-Medico di Roma e vivo in Collegio di Merito a Porta Nevia da tre anni. A pensarci bene, quel termine senior che fino a poco tempo fa mi sembrava lontano, oggi inizia davvero a calzarmi. Questi anni sono davvero passati in fretta!
Sono di Milano e, ogni volta che racconto di essermi trasferita a Roma, mi viene posta sempre la stessa domanda: "Ma perché? Milano offre tutto." Ed è vero. Milano offre tantissimo, soprattutto dal punto di vista universitario e lavorativo. Ma per me è molto di più: è casa, con la mia famiglia, i miei amici, le mie certezze. È la mia zona di comfort.
Eppure, ho scelto di trasferirmi. Non con un piano perfetto o con una consapevolezza totale, ma con quel misto di coraggio e pizzico di follia che spesso accompagna le scelte fatte a diciotto anni. Oggi, guardandomi indietro, capisco che quella decisione è stata il primo passo di un cambiamento molto più grande.
Una delle cose più belle che ho vissuto in questi anni è rendermi conto di quanto siamo cambiate, io e le ragazze con cui condivido il Collegio di Merito. Nessuna di noi è la stessa persona che era il primo giorno. È una crescita evidente, che immagino sia arrivata anche alle nostre famiglie.
Se devo individuare le ragioni di questa trasformazione, penso subito a due elementi. Il primo è stato proprio quel gesto iniziale compiuto con grande coraggio: fare le valigie e partire. Il secondo, forse ancora più decisivo, è stata la vita collegiale.
Il Collegio di Merito è stato per me una vera palestra di vita. Vivere in una comunità così ricca e diversa mi ha insegnato a non fermarmi ai pregiudizi, a non accontentarmi della prima impressione, ma a mettermi in ascolto. Non è sempre facile, soprattutto quando si è in tante, con caratteri e storie diverse. Ma è proprio in questo confronto continuo che ho imparato a crescere davvero.
Qui ho imparato anche a cambiare idea. E, cosa ancora più importante, a non viverlo come una sconfitta, ma come un passo avanti. È una delle competenze più preziose che porto con me: la capacità di mettermi in discussione. So che sarà fondamentale nel mio futuro, soprattutto in ambito medico, dove il confronto e il dubbio sono parte integrante del lavoro, quanto anche nella mia vita personale.
Un esempio concreto particolarmente significativo di questo percorso è stato il progetto Jump (Job University Matching Program). Un'esperienza che, vissuta in modo critico, ha rappresentato per me una vera svolta. Insieme al gruppo Eleusis, abbiamo lavorato su temi come il problem solving, la leadership e lo storytelling durante un percorso triennale.
Ricordo in particolare un esercizio svolto durante questo terzo ed ultimo anno: a ciascuna di noi era stato detto, individualmente, di essere la leader del gruppo. Dovevamo realizzare insieme un disegno partendo da alcune parole chiave. Il risultato iniziale è stato quasi paradossale: tante "leader", poco ascolto e una forte tendenza all'individualismo.
È stato proprio da lì che è nata una riflessione importante. Ho capito che la vera leadership non è imporsi sugli altri, ma saper ascoltare, creare relazione, valorizzare i contributi di ciascuno e costruire insieme. Ed è esattamente quello che vivo ogni giorno in Collegio di Merito: crescere non da sola, ma attraverso gli altri.
In questi anni ho avuto anche la possibilità di fare esperienze molto diverse, dal partecipare a masterclass organizzate dalla Fondazione Costruiamo il Futuro al volontariato in giro per Roma fino in Perù. Ma, al di là di tutto, ciò che ha reso davvero speciale questo percorso è che non mi sono mai sentita sola. Il confronto quotidiano con le altre ragazze è ciò che, giorno dopo giorno, mi sta aiutando a costruire la persona che desidero diventare, sia dal punto di vista umano che professionale.
E allora sì, quella frase iniziale è diventata per me una verità concreta. Andare lontano non è stato solo un cambiamento geografico, ma una scelta consapevole di crescita. Ha significato uscire da ciò che è comodo, mettermi in gioco, lasciarmi trasformare dalle esperienze e dalle persone incontrate lungo il cammino.
Ed è proprio grazie a questo "andare lontano" che, paradossalmente, ho imparato a sentirmi sempre più a casa. Forse, allora, è davvero così: per andare lontano, bisogna avere il coraggio di andare lontano.
